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Musica vs Algebra


title Musica vs Algebra
author Damir Ivic
publication Trax (Italian)
date 2005/11
issue 05 (Nov./Dec.)
pages 34-37




Original Text[edit]

"Musica vs Algebra" is an interview (in Italian) by Damir Ivic originally published Nov. 2005 in Trax (Italian) magazine No. 05 (Nov/Dec), pp.34-37.

This is an original text copied verbatim from the original source. Do not edit this text to correct errors or misspellings. Aside from added wikilinks, this text is exactly as it originally appeared.


Musica vs Algebra[edit]

  Trax è volato in Scozia per incontare Marcus Eoin e Mike Sandison. Verrebbe da non crederci, perché sono anni che i Boards Of Canada sono ammantati da una fitta coltre di mistero... 

Non si fanno (quasi) mai intervistare se non via mail, riempiono i propri dischi di significati esoterici e di richiami all’algebra estrema (la successione numerica di Fibonacci, tanto per dirne solo una), creano grafiche strane, lanciano segnali tanto inquietanti quanto di difficile interpretazione, vivono isolati in campagna. Cose così. Uno si aspetterebbe di trovarsi di fronte due druidi scontrosi e magari incappucciati, gente con cui è difficile fare una chiacchierata serena e disimpegnata. E invece: macché. Marcus e Mike sono due persone di notevole simpatia (ah, e riportiamo per chi se lo fosse fatto sfuggire lo scoop raccolto su Pitchfork da Heiko Hoffmann: i due sono fratelli, anche se non lo hanno mai voluto dire perché avevano paura agli inizi della loro carriera di essere considerati degli “Orbital di serie B”; è ironico come al giorno d'oggi in pochi si ricordino dei fratelli Hartnoll, mentre i Boards sono assolutamente sulla cresta dell'onda. Il risultato finale sono state due ore di intervista svoltasi, massì, in una chiesa sconsacrata di Edinburgo: niente di esoterico e di satanico, semplicemente uno dei pub più sciccosi della città. Per trascrivere tutto quello che ci si è detti, tra un sorriso e un altro, ci sarebbero volute tipo una ventina di pagine di Trax; troppo, anche per i Boards Of Canada. Ecco qua quindi una buona selezione di quanto ci siamo detti, tra passato e presente (con tanto di precisa chiave di lettura per comprendere lo spirito del loro ultimo lavoro, “The Campfire Headphase”). Incominciando, ed era inevitabile, dalla domanda sul perché i due sono così sfuggenti coi media: forse che i giornalisti sono tutti delle bestie?!

Ah guarda, c’è di tutto: da quelli che non ci hanno mai sentiti nominare e si trovano di fronte a noi come potrebbero trovarsi di fronte a Mick Jagger o un calciatore o una valletta televisiva, a quelli che invece sì, un po’ ci conoscono, ma nemmeno troppo, fino a quelli che conoscono vita morte e miracoli di quello che abbiamo fatto, perfino meglio di noi. In effetti noi per lo più ci facciamo intervistare via mail. Dobbiamo dire però che questa ultima tornata di interviste, in cui stiamo incontrando le persone in carne e ossa, è proprio soddisfacente.
…e mi pare di capire che la cosa vi sorprende, eravate un po’ scettici, no?
Eh sì, lo ammettiamo. Sai perché? Via mail ci arrivavano di quelle domande così idiote, ma così idiote… Davvero, da non crederci! Non tutte, ovvio. Ce ne sono state di ottime. I giapponesi ad esempio sono meticolosi in un modo incredibile. Però ecco, la maggioranza non è che ci facesse esaltare.
Però mi verrebbe da chiedervi: non vi spaventano quelli che sono troppo meticolosi? Quelli cioè che attraverso i vostri dischi vi conoscono in modo maniacale, vivisezionando ogni singola virgola di quello che incidete ma anche di quello che dichiarate in giro?
Ci spaventano, è vero. Così come è vero che queste persone esistono e non sono nemmeno poche.
E voi avete un ruolo in tutto questo.
Lo ammettiamo. Siamo stati noi a provocare un po’ questa meticolosità maniacale, giocando un po’ sul mistero un po’ sull’inserimento di elementi bizzarri nella nostra musica e nella sua struttura. Se la cosa ci è un po’ sfuggita di mano probabilmente è colpa di Internet, ammesso che si possa parlare di una colpa. E’ da decenni che varie band si divertono ad inserire questi messaggi più o meno subliminali nei loro dischi (nella musica o nella grafica), ma tutto ciò un tempo si diffondeva o attraverso passaparola o attraverso interviste sui giornali. Ora col web c’è una vera e propria esplosione comunicativa, le notizie (e le leggende!) circolano e si diffondono in una velocità e in una quantità prima inimmaginabile. Inimmaginabile anche per noi. Noi, inserendo tante piccole trovate semi-subliminali all’interno di “Geogaddi”, volevamo semplicemente spingere le persone ad ascoltare con attenzione la nostra musica: si sparge la voce che è possibile cogliere dei riferimenti non percepibili ad un primo superificiale ascolto, e così la gente è invogliata a riascoltare con più attenzione – questo è stato il nostro ragionamento. Comunque con questo nostro nuovo lavoro abbiamo dato un taglio a tutto questo; magari deluderemo qualcuno, ma non volevamo diventare la parodia di noi stessi.
La cosa più strana che avete letto su “Geogaddi”? Intendo a livello di scoperta di questi famosi messaggi e metodi subliminali…
Ce ne sono state così tante! Chi parlava di successione di accordi predeterminata seguendo non so quali assurdi criteri (falso) o di messaggi strani percepibili solo ascoltando il cd da un computer (falso). E’ vero invece che non è casuale che il disco durasse sessantasei minuti. Però vedi, alla fine anche qua la spinta a questa scelta è stata prettamente provocata da questioni di, come dire?, etica musicale: noi sappiamo che oggi la musica si ascolta perlopiù in macchina, attraverso autoradio col caricatore di cd. In questo modo si passa direttamente da un cd all’altro senza pausa. Questa idea ci ha sempre intristito: per noi un album è un vero e proprio viaggio sonoro, un qualcosa che ha un inizio e ha una fine, troviamo abbastanza incivile che finito un album si passi subito ad un altro come se si passasse da una traccia all’altra all’interno di un singolo lp. Ed è così che è nata l’idea di mettere una lunga pausa alla fine dell’ultimo pezzo di “Geogaddi”, così almeno anche l’ascoltatore in macchina col carica cd si beccava la sua sana pausa, metteva un po’ di respiro tra l’ascolto del nostro disco e quello successivo. Quando l’ingegnere del suono che curava la masterizzazione ci ha chiesto quanto lunga volevamo fare la pausa, ecco, lì ci è venuta in mente l’idea di far durare complessivamente il disco raggiungendo questa cifra piena di sei.
C’è anche chi ha scritto che “Geogaddi”, una volta rippato nel proprio hard disk, ha una dimensione di 666 megabyte…
Supponiamo sia vero, poi dipende anche da come lo rippi, ma possiamo garantire che è una cosa del tutto casuale!
Altra domanda: siete stati contenti quando la Warp ha fatto uscire “Twoism”? Molte volte i musicisti non sono propriamente euforici di veder rimesso in circolazione del proprio materiale vecchio.
No, guarda: siamo stati proprio noi a volere la riedizione di “Twoism”. E’ che abbiamo visto che succedevano cose ridicolo, tipo copie che circolavano su E-bay e partivano da una base d’asta di cinquemila sterline. Quando lo producemmo originariamente, lo facemmo uscire in poche copie non per chissà quale scelta ma semplicemente perché non ce ne potevamo permettere di più. Noi ancora oggi amiamo il materiale di “Twoism”, ci piacciono anche le sue ingenuità e crudezze; questo significa anche che non eravamo felici di vederlo circolare magari su mp3 dalla qualità discutibile. Più in generale, crediamo che nonostante sia musica con effettivamente già una decina d’anni alla spalle, riascoltata oggi sia ancora fresca interessante, ed oltre a questo è fondamentale per capire al meglio il nostro “mondo sonoro”, è un tassello fondamentale per ricostruire quel quadro che illustra al meglio quale musica abbiamo fatto in passato, quale facciamo adesso e quale potremmo fare in futuro. Ad ogni modo, quando è uscita la riedizione di “Twoism” abbiamo chiesto alla Warp di non essere troppo aggressiva con la promozione, non sarebbe stato onesto esserlo. E’ un disco che è uscito come “servizio” alla gente: per permetterle di conoscerci meglio, e per evitare che fosse depredata da speculatori.
Comunque per il web gira anche il vostro materiale ben precedente a “Twoism”, quello che registravate in cassettine, tempi proprio pionieristici per i Boards Of Canada, quando magari ancora eravate un collettivo numeroso di musicisti e non solo un duo…
Vale il discorso di prima. Quando incidemmo queste cassette, internet non c’era ancora: l’unico modo per diffondere la nostra musica era fare cassettine per gli amici, ma questo in qualche modo era un processo che controllavi, bene o male sapevi dove finiva la tua musica, e se magari capitava nelle mani di qualcuno sconosciuto eri pure un sacco contento. Ecco, se all’epoca avessimo saputo che saremmo diventati così conosciuti magari saremmo stati un po’ più prudenti! Però dai, anche le nostre primissime cose, quelle di taglio quasi rock, non erano poi così pessime…
Rimpiangete i tempi in cui eravate più di due?
Assolutamente no. Oggi, quando per un attimo smettiamo di essere i Boards Of Canada e invitiamo gli amici a fare musica con noi giusto per il divertimento di farlo, ci mettiamo quasi sempre a fare delle cose assurde, jam session deliranti dove mischiamo tutto, roba alla John Zorn tanto per capirci. Tutto ciò è molto salutare, ne abbiamo bisogno, sennò impazziremmo. Il progetto Boards Of Canada è infatti qualcosa che richiede un controllo totale ed assoluto su quello che si sta facendo, tutto ciò in ogni singolo passaggio creativo. Essere in più di due sarebbe impossibile, il processo creativo entrerebbe in stallo, bloccato dai reciproci perfezionismi e dalle reciproche manie di controllo. Quando eravamo in più di due, ad un certo punto si passava il tempo a discutere, non a fare musica. Non era possibile andare avanti. Ritrovarsi solo in due ha sbloccato tutto, la creatività è ripresa a fluire, e la nostra musica ha guadagnato respiro, è diventata molto cinematica.
In questa maniacalità e in questa possessività verso i propri processi creativi, mi viene da chiedervi: se qualche artista più o meno importante vi chiama a remixare il suo materiale o addirittura a produrre il suo album? Prendiamo Beck: che vi ha chiesto di fare un remix di un suo pezzo, e che magari poniamo anche potrebbe chiedervi in futuro di produrre il suo disco.
Domanda difficile. Già accettare di fare un remix per lui è stato uno sforzo, perché questa cosa ci ha obbligato ad interrompere il lavoro in studio che stavamo facendo per “The Campfire Headphase”; però Beck è un artista che amiamo, non abbiamo avuto il coraggio di dirgli di no. Questo per un remix. Figurati se si fosse trattato di produrre un intero album… Questo avrebbe significato staccarsi per un anno intero dal nostro percorso e dedicarsi al suo lavoro; è che quando hai una committenza così importante ti senti obbligato a fare le cose per bene, è anche una questione di ego, vuoi che comunque il tuo marchio sia visibile pur restando al servizio del committente. Noi comunque abbiamo fatto in carriera pochi remix, e li abbiamo fatto essenzialmente per musicisti non troppo conosciuti che stimiamo molto come artisti e come persone e a cui in qualche modo abbiamo voluto dare una mano: parliamo di realtà come Boom Bip o Clouddead. Quando invece ti ritrovi ad avere a che fare col pop mainstream è un casino: Chris Cunningham ci ha raccontato che girare il video di “Frozen” per Madonna è stata un’esperienza allucinante. Amava fare un esempio davvero illuminante: per avere un po’ di caffé, dovevi parlare all’aiutante dell’assistente del vice responsabile alla produzione esecutiva, e solo allora – forse! – potevi sperare di vedere comprarire di fronte a te la tazza. Terribile. Non fa per noi. Noi andiamo bene per delle realtà piccole. Tanto più che ci teniamo a seguire i nostri tempi, che sono abbastanza lunghi e soprattutto tendono ad allungarsi in modo imprevisto. Quando invece sei impelagato in lavori mainstream, hai delle scadenze ineludibili che se non rispetti succede che vieni steso da penali mostruose.
Ma se fosse possibile lavorare ai vostri termini, di tempo e quant’altro, come produzione di un disco, chi vi piacerebbe produrre?
Potremmo farti più di un nome. John Frusciante, i Mercury Rev… Abbiamo comunque un principio fisso: non vorremmo mai finire su dischi dove i produttori sono più d’uno, dove si raccoglie in giro un fritto misto di gente, l’artista famoso chiede materiale a questo o a quello. Sono contesti pessimi, dove si perde completamente la tua identità. Eppure proprio questa è la tendenza, nel pop odierno.
Siete attentissimi a voi stessi. Siete dei geni del self-marketing.
Oddio… dici?
Decisamente sì.
Mah… chissà… Il nostro segreto è che non abbiamo segreti! La Warp vede comunque che siamo bravi a gestirci, anche se magari siamo bravi per caso; e quindi ci lascia fare. Anni fa era diverso, eravamo meno sicuri in noi stessi e un po’ ci affidavamo a quello che ci dicevano i discografici. Per fortuna abbiamo invertito la rotta. Noi comunque siamo onesti. Non siamo dei manipolatori. Noi, fra un disco e l’altro scompariamo. Vogliamo che parli la musica. Quando si comincia a fare troppo marketing, l’ascoltatore un minimo esperto si secca e comincia a chiedersi se al musicista interessi di più la sua musica o il fatto di diventare famoso. Guardaci: se noi volessimo lavorare di più sul marketing, un’idea furba poteva essere quella di aprire centinaia di siti a nostro nome, di invadere il web. Si parlerebbe un sacco di noi! Invece se vai a dare un’occhiata al nostro sito, vedrai che è marcissimo, il peggiore lavoro in html che tu abbia visto in anni! Non è un caso: è che vogliamo far vedere chiaramente che non è nostro interesse vendere bene noi stessi, noi siamo concentrati sulla musica ed è lì che vogliamo si concentrino gli altri quando si tratta di giudicarci.
Datemi allora come regalo finale una piccola guida introduttiva all’ascolto di “The Campfire Headphase”.
Volevamo semplificare. Volevamo ripulirci. Volevamo tornare alla purezza di Twoism, che è stato il disco della svolta nella nostra carriera artistica: un disco arioso, capace di lasciare spazio all’immaginazione. Un’altra cosa da dire è che The Campfire Headphase è come se fosse un disco di musica pop destrutturata: il materiale originario è costituito infatti da canzoni in qualche modo “normali”, con le sue sane chitarre, le sue melodie, eccetera, canzoni che però abbiamo voluto passo dopo passo modellare, scheggiare, colpire, rovinare, distruggere.


Translated text  [edit]

Music vs Algebra[edit]

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Based from Google translation:


Trax flew to Scotland to meet Marcus Eoin and Mike Sandison. One would not believe it, because for years the Boards Of Canada have been cloaked in a thick blanket of mystery ...

They are (almost) never interviewed except by e-mail, they fill their albums with esoteric meanings and references to extreme algebra (the Fibonacci number sequence, just to name one), they create strange graphics, they send out signals as disturbing as they are. difficult to interpret, they live isolated in the countryside. Things like that. One would expect to be faced with two surly and perhaps hooded Druids, people with whom it is difficult to have a serene and disengaged chat. And instead: not at all. Marcus and Mike are two people of considerable sympathy (ah, and we report for those who missed the scoop collected on Pitchfork by Heiko Hoffmann: the two are brothers, even if they never wanted to say it because they were afraid at the beginning of their career to be considered "Serie B Orbital"; it is ironic how nowadays few remember the Hartnoll brothers, while the Boards are absolutely on the crest of the wave. The final result was a two-hour interview held , yes, in a deconsecrated church in Edinburgh: nothing esoteric and satanic, simply one of the swankest pubs in the city. pages of Trax; too much, even for the Boards Of Canada. Here is a good selection of what we have said, between past and present (with a precise reading key to understand the spirit of their latest work, "The Campfire Headphase "). Starting, and it was inevitable, with the question of why the two are so elusive with the media: maybe that journalists are all beasts ?!

Ah look, there is everyone: from those who have never heard of us to those that find themselves in front of us as if they're in front of Mick Jagger or a footballer or a tv showgirl, to those who do know us a little, but not too much, up to those who know the life, death and miracles of what we have done, even better than us. In fact, we mostly get interviewed via email. We must say, however, that this latest round of interviews, in which we are meeting people in the flesh, is really satisfying.
... and I understand that it surprises you, you were a bit skeptical, right?
Yes, we admit it. Do you know why? By e-mail we've received idiotic questions, but so idiotic... Really you can't believe it! Not all of them, of course. There have been some excellent ones. The Japanese, for example, are meticulous in an incredible way. But here, the majority does not exalt us.
But I would ask you: don't those who are too meticulous scare you? Those who, through your records, know you in a maniacal way, vivisecting every single point of what you record but also of what you declare around?
They scare us, it's true. Just as it is true that these people exist and they are not even a few
.
And you have a role in all of this.
We admit it. We were the ones who provoked this maniacal meticulousness a little, playing a little on the mystery and a little on the insertion of bizarre elements in our music and its structure. If this has gotten a bit out of hand, it's probably the Internet's fault, if we can speak of a fault. For decades various bands have enjoyed inserting these more or less subliminal messages into their records (in music or graphics), but all this once spread either through word of mouth or through interviews in newspapers. Now with the web there is a real communication explosion, news (and legends!) Circulate and spread in a speed and in a quantity previously unimaginable. Unimaginable even for us. We, by inserting many small semi-subliminal finds within "Geogaddi", we simply wanted to encourage people to listen carefully to our music: word gets out that it is possible to grasp unperceivable references at a first superficial listening, and so people are encouraged to listen more carefully - this was our reasoning. However, with our new work we have cut all this out; maybe we will disappoint someone, but we didn't want to become a parody of ourselves.
The strangest thing you have read on "Geogaddi"? I mean at the level of discovery of these famous messages and subliminal methods ...
There have been so many! Who spoke of predetermined succession of chords following I don't know what absurd criteria (false) or strange messages perceivable only by listening to the CD from a computer (false). It is true, however, that it is no coincidence that the record lasted sixty-six minutes. But you see, in the end, even here the push to this choice was purely caused by questions of, how can I say ?, musical ethics: we know that today music is mostly listened to in the car, through a stereo with a CD loader. In this way you go directly from one cd to another without pause. This idea has always saddened us: for us an album is a real sonic journey, something that has a beginning and an end, we find it quite uncivilized that when you finish an album you immediately switch to another as if you were going from one track to another within a single lp. And this is how the idea of putting a long pause at the end of the last piece of "Geogaddi" was born, so at least even the listener in the car with the cd loader got his healthy pause, put a little breath between listening to our record and the next one. When the sound engineer who took care of the mastering asked us how long we wanted to pause, that's where we came up with the idea of making the record last overall by reaching this full figure of six. he put a little respite between listening to our record and the next one.
There are also those who wrote that "Geogaddi", once ripped to your hard disk, has a size of 666 megabytes ...
Suppose it is true, then it also depends on how you rip it, but we can guarantee that it is completely random!
Another question: were you happy when Warp released “Twoism”? Many times musicians are not exactly euphoric to see their old material put back into circulation.
No, look: it was us who wanted the re-release of “Twoism”. We have seen ridiculous things happening, like copies circulating on E-bay and starting from an auction base of five thousand pounds. When we originally produced it, we released it in a few copies not because of who knows what choice but simply because we couldn't afford more. We still love the material of “Twoism” today, we also like its naivety and crudeness; this also means that we weren't happy to see it circulate perhaps on an mp3 of questionable quality. More generally, we believe that despite being music with actually already ten years behind it, listening to it today is still fresh and interesting, and in addition to this it is essential to better understand our "sound world", it is a fundamental piece to reconstruct that picture that best illustrates what music we have made in the past, what we do now and what we could do in the future. Anyway, when the re-release of “Twoism” came out we asked Warp not to be too aggressive with the promotion, it wouldn't have been honest to do. It is a record that came out as a "service" to people: to allow them to get to know us better, and to prevent them from being plundered by speculators.
Even so from the web your material well preceding "Twoism" as well, the ones you recorded in cassettes, pioneering times for the Boards Of Canada, when maybe you were still a large collective of musicians and not just a duo ...
The above is true. When we recorded these cassettes, the internet wasn't there yet: the only way to spread our music was to make cassettes for friends, but this was somehow a process that you controlled, better or worse you knew where your music ended, and if maybe it happened in the hands of someone unknown you were also very happy. Well, if we had known at the time that we would have become so well known maybe we would have been a little more cautious! But come on, even our very first things, the almost quasi-rock ones, weren't that bad ...
Do you regret the times when you were more than two?
Absolutely not. Today, when for a moment we stop being the Boards Of Canada and invite friends to make music with us just for the fun of it, we almost always start doing crazy things, delusional jam sessions where we mix everything, John Zorn stuff to give an understanding. All this is very healthy, we need it, otherwise we would go crazy. The Boards Of Canada project is in fact something that requires total and absolute control over what is being done, all of this in every single creative step. Being more than two would be impossible, the creative process would stall, blocked by mutual perfectionism and mutual control obsessions. When there were more than two of us, at some point we spent our time arguing, not making music. It was not possible to go on.
In this obsession and possessiveness towards one's own creative processes, I ask you: if some more or less important artist calls you to remix his material or even to produce his album? Let's take Beck: who asked you to do a remix of one of his songs, and maybe let's say he might ask you to produce his record in the future.
Hard question. Already accepting to do a remix for him was an effort, because this forced us to stop the studio work we were doing for “The Campfire Headphase”; But Beck is an artist we love, we didn't have the courage to say no to him. This is for a remix. Imagine if it had been a matter of producing an entire album… This would have meant breaking away from our path for a whole year and dedicating oneself to his work; that is when you have such an important client you feel obliged to do things right, it is also a question of ego, you still want your brand to be visible while remaining at the service of the client. However, we have made few remixes in our career, and we made them essentially for not too well known musicians whom we esteem a lot as artists and as people and to whom we somehow wanted to help: we talk about realities like Boom Bip or Clouddead. But when you find yourself dealing with mainstream pop it is a mess: Chris Cunningham told us that shooting the video of "Frozen" for Madonna was a shocking experience. He loved to give a really illuminating example: to get some coffee, you had to speak to the assistant assistant to the deputy executive production manager, and only then - maybe! - you could have hoped to see the cup brought in front of you. Terrible. Not for us. We are good for small businesses. Especially since we want to follow our times, which are quite long and above all tend to lengthen unexpectedly.
But if it were possible to work on your terms, time and whatever, like producing a record, who would you like to produce?
We could give you more than one name. John Frusciante, Mercury Rev… We still have a fixed principle: we would never want to end up on records where there is more than one producer, where a fried mix of people gather around, the famous artist asks for material from this or that. They are bad contexts, where you completely lose your identity. Yet this is precisely the trend in today's pop.
You are very attentive to yourself. You are self-marketing geniuses.
Oh God ... you think?
Definitely yes.
Mah… who knows… Our secret is that we have no secrets! Warp still sees that we are good at managing ourselves, even if we may be good at it by chance; and then lets us do it. Years ago it was different, we were less confident in ourselves and we relied a little on what the record companies told us. Fortunately, we have reversed the course. However, we are honest. We are not manipulators. We, between one record and another, disappear. We want the music to speak. When you start to do too much marketing, the least experienced listener gets annoyed and begins to wonder if the musician cares more about his music or becoming famous. Look at us: if we wanted to work more on marketing, a clever idea could be to open hundreds of sites in our name, to invade the web. We would talk a lot about us! Instead, if you go and take a look at our site, you will see that it is very rotten, the worst html work you have seen in years! It is no coincidence: it is that we want to clearly show that it is not in our interest to sell ourselves well, we are focused on the music and that is where we want others to concentrate when it comes to judging ourselves.
So give me as a final gift a little introductory guide to listening to “The Campfire Headphase”.
We wanted to simplify. We wanted to clean up. We wanted to return to the purity of Twoism, which was the turning point in our artistic career: an airy record, capable of leaving room for the imagination. Another thing to say is that The Campfire Headphase is as if it were a deconstructed pop music record: the original material is in fact made up of somehow "normal" songs, with its healthy guitars, its melodies, etc., songs which, however, we wanted step by step to model, chip, hit, ruin, destroy.
  


Highlights and Notes[edit]

Scans  [edit]

References  [edit]